La paura è un’emozione primaria dell’essere umano, chiunque la prova nella vita senza possibilità di scampo. Ma cos’è la paura?

Tutti noi nasciamo con delle predisposizioni innate, una sorta di “codice di avviamento” che ci mette a disposizione una base da cui partire. Questa base ci “guida” spontaneamente verso la sopravvivenza, come la ricerca del cibo attraverso il seno materno per esempio, che poi si plasma attraverso l’esperienza con il mondo circostante, nella famiglia o in chi si prende di cura di noi in primis.

Quando eravamo bambini non sapevamo cosa fosse la paura, non sapevamo che le dita nella presa non andavano messe, non sapevamo che la coda al gatto non andava tirata o che o le dita negli occhi del cane non andavano messe, con il risultato a volte, di una brutta esperienza. Quella che noi psicologi chiamiamo “esperienza emozionale correttiva” (F.Alexander).

Così, da un’esperienza intensa abbiamo imparato a temere qualcosa, abbiamo “etichettato” una determinata azione o situazione come pericolosa, abbiamo quindi strutturato e definito una PAURA. Prima non c’era

Il nostro cervello è strutturato per integrare migliaia di informazioni, che arrivano dal basso (sensi) o dall’alto (dal pensiero), questo per fronteggiare ogni situazione e rispondere nel modo più adattivo e funzionale possibile. Per fare ciò però, deve ricorrere a dei meccanismi evoluti di processazione dell’informazione, tali da “alleggerire” le varie situazioni che gli si presentano davanti. Pensiamo per esempio di trovarci ad una festa, dove ci sono centinaia di persone che parlano, c’è la musica, come riusciamo a parlare e ad ascoltare il nostro interlocutore? Ci riusciamo attraverso la cosìdetta focalizzazione attentiva, è ciò che chiamiamo “effetto cocktail party”.

Questo meccanismo però, ci alleggerisce il carico di informazioni da elaborare ma non ce ne priva in ordine di percezione sensoriale. Quindi se la stanza sarà fredda lo percepiremo, se di fianco ci sarà qualcuno che sta insultando la fidanzata lo percepiremo, se ci sarà un cattivo odore la stessa cosa e così via.

 Ma quindi vi starete chiedendo, cosa c’entra questo con la paura?

Quante volte vi sarà capitato di avere un senso di “allerta” o di pericolo senza comprenderne bene il motivo? O quante volte vi sarà capitato di vivere una paura stagionale, magari “dettata” dai media?

Anche se presi da altre cose (focalizzazione attentiva), i nostri organi di senso recepiscono continuamente le informazioni che arrivano dall’esterno. Così se parliamo con nostra moglie ma abbiamo il televisore acceso sul TG che parla di questo pericolo stagionale piuttosto che quell’altro, poi lo sentiamo anche al bar mentre ci stiamo gustando il nostro caffè, avremo buone probabilità di maturare una percezione di pericolo più o meno cosciente.

Cosa fare in questi casi?

Se conosciamo il “pericolo” allora dobbiamo raccogliere maggiori e migliori informazioni rispetto alla veridicità dello stesso. Se si tratta di un’allerta straordinaria oppure di un qualcosa con cui, pur non sapendolo, abbiamo fatto i conti da sempre. Se invece non conosciamo il nostro pericolo, allora dovremo fare qualcosa di diverso, come cercare di “fotografare” il nostro stato d’animo nelle diverse fasi della giornata, fino a mappare la nostra vita, andando a ritròso di settimane o mesi, così da “intercettare” cosa o chi ci mette in uno stato di allerta percepita.

Intercettato il nostro demone, la cosa più utile e funzionale per sconfiggerlo è cambiare il nostro atteggiamento nei suoi confronti, ossia la nostra reazione alla percezione di pericolo, ricordandoci sempre che non è cosa ci è capitato a dannarci ma cosa ne abbiamo fatto poi.

 Se hai delle domande da farmi non esitare a chiamarmi al 329.47.56.101

Dott. Morris Orakian, Psicologo clinico, Psicologo giuridico, Psicoterapeuta specialista in terapia Strategica Breve

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