Ti sei mai chiesto come sia possibile che alcuni tuoi colleghi di facoltà studino la metà del tempo che impieghi tu con risultati di gran lunga superiori? Quante volte hai fatto le maratone “last day” di studio e poi non ti sei presentato all’esame perché non eri riuscito a finire il programma o sei stato bocciato? Quanto impieghi per preparare un esame e con quali risultati? Genitori in lettura, quante “crisi” di pianto, disperazione, somatizzazioni avete visto prendere vita nei vostri figli a causa delle interrogazioni o dei compiti in classe? Quando si hanno difficoltà con lo studio, le sole ripetizioni pomeridiane diventano UNA STAMPELLA, supportano fino al superamento dell’esame scolastico ma il problema persiste, costringendo, così, a ricorrere sempre a tale “supporto”.

Qualche dato…

In Italia, il tasso di abbandoni universitari è pari a circa il 60% degli iscritti (Cingano, Cipollone, 2007), oltre il 20% in più rispetto alla media europea. Uno studente su sei abbandona gli studi universitari entro i primi tre anni dall’iscrizione, e solo il 19% della popolazione riesce a conseguire un diploma di laurea, contro una media europea del 30% (Consiglio Universitario Nazionale, 2013, p.8). Nella scuola dell’obbligo la situazione sembra addirittura peggiore e cronicizzata nel tempo (Gasperoni, 1997; Dei, 2007; INVALSI, 2010; Moro, 2010). La tentazione immediata naturalmente risulta quella di attribuire parte della responsabilità al nostro sistema scolastico e all’incapacità di approcciarsi all’alunno motivandolo e guidandolo in uno studio più coerente con le sue capacità di apprendimento. Gli studenti della “scuola dell’obbligo” svogliati e inacapaci di opporsi al sistema, si trascinano tra i banchi di scuola e condannano da una parte i genitori autoritari e controllanti e dall’altra i docenti che si oppongono alla libertà che gli studenti esigono e i pochi docenti che non risultano autorevoli e normativi, divengono l’oggetto su cui sfogare tutta la propria ira. Gli insegnanti che un tempo incutevano terrore, infatti, fanno ormai parte della preistoria, per fortuna direi, tuttavia si va verso una direzione altrettanto disfunzionale: i genitori sempre più iperprotettivi giustificano ogni tipo di comportamento dei propri pargoli additando agli insegnanti quali responsabili delle manchevolezze dei figli (Nardone, Giannotti, Rocchi, 2001; Bruno, 2013). Si arriva a un paradosso in cui i genitori difendono i figli dai giudizi degli insegnanti con il risultato di erodere dalle fondamenta l’autorevolezza del docente e indurlo a “chiudere un occhio” ed elargire voti più alti del dovuto (Dei, 2011, pp. 149, 160-170; Abravanel, 2010). Se si è fortunati, in questo modo, lo studente riesce ad ottenere il diploma di maturità e come è normale che sia, il genitore amorevole e protettivo, orienta il figlio al proseguimento degli studi, ovvero verso un percorso lungo almeno altri cinque anni; la speranza è giustamente quella di assicurargli una futura sicurezza economica e uno status sociale medio-alto. Genitori in lettura, vi ritrovate in quanto detto fino ad ora? Quanti discorsi d’amore avete fatto ai vostri figli per motivarli al proseguimento degli studi? Quante volte vi è capitato di vederlo in preda ad una crisi o ad un vero e proprio blocco caratterizzato da mancanza di appetito, incapacità di dormire, mal di pancia, mal di testa, disturbi della vista, nervosismo, e tanto altro? Quando si vive tra le mura familiari, i genitori vivono direttamente tutte le difficoltà e “crisi” dei figli e si ritrovano incapaci e impreparati a comprendere e a gestire alcune problematiche che si possono verificare e che possono ripercuotersi indirettamente su tutti i membri del nucleo familiare. Comprendere che il problema legato allo studio abbia una natura relativa ad un senso di self-efficacy basso che si manifesta con una chiara demotivazione è il primo passo, i prossimi sono riconoscere tutti i fattori causali coinvolti e intervenire. L’osservazione clinica delle difficoltà di studio durante l’infanzia fino all’adolescenza ci porta spesso a identificare come siano proprio gli sforzi errati messi in atto dallo studente a peggiorare la situazione. È su tali modalità disfunzionali che bisogna intervenire.

Come intervenire?

L’apprendimento di ognuno di noi ha tempi e modalità differenti. Per questa ragione, è necessario comprendere quali risorse lo studente ha disposizione e potenziarle, intervenendo con un metodo mirato al superamento delle difficoltà e non semplicemente sostenendolo (come nel caso delle ripetizioni). Negli anni, ho avuto modo di avere a che fare con diversi tipi di studenti: il perfezionista, il procrastinatore, il rinunciatario, lo svogliato e tanti altri. Dai miei studi e dalla mia esperienza come tutor didattico ho compreso che se ognuno di noi è un individuo unico e uniche e su misura devono essere le modalità di insegnamento e apprendimento. Da questa idea nasce il MODELLO SOCRATE.

Se hai un metodo di studio, non hai bisogno di passare 12 ore alla scrivania.

  • Minor tempo

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IL MODELLO SOCRATE CONSTA DI DUE MODALITA’ DI INTERVENTO:

  1. BREVE

– Identificazione della problematica che “blocca” o demotiva lo studente;

– Potenziamento delle risorse che lo studente ha a disposizione;

– Selezione di un metodo di studio idoneo, fatto su misura, in linea con i tratti di personalità e capacità del soggetto.

  1. CONTINUATIVO

– Identificazione della problematica che “blocca” o demotiva lo studente;

– Potenziamento delle risorse che lo studente ha a disposizione;

– Selezione di un metodo di studio idoneo, fatto su misura, in linea con i tratti di personalità e capacità del soggetto.

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Dott.ssa Lucia Di Franco