Hai mai pensato che il problema possa essere non avere un vero metodo di studio e quindi non riconoscere le tue modalità di apprendimento?

Esistono diverse tipologie di studente:

Il perfezionista, colui che è continuamente insoddisfatto del proprio operato, ragion per cui, la semplice stesura di una relazione scritta diviene complessa e inconclusa. Viene comunemente definito blocco della scrittura quello che colpisce in particolare gli studenti universitari che sono alle prese con la scrittura di tesi, tesine, articoli o elaborati di diverso genere. Tale blocco però, si riscontra anche negli adulti che fuori dal circuito scolastico si possono trovare a scrivere per ragioni di lavoro relazioni, email e documenti e in anche in questo caso, si verifica un vero e proprio blocco della performance scrittoria. Alla base di ciò, ritroviamo il meccanismo perfezionistico: l’idea è dover produrre un elaborato privo di errori, coerente, scorrevole, dalleccellente qualità; insomma, perfetto. L’associazione tra il perfezionismo scolastico e i problemi ansiosi e depressivi è ormai ben documentata (Stornelli, Flett, Hewitt, 2009) altrettanto comune è osservare lo sviluppo di comportamenti rituali e compulsivi negli studenti che subiscono elevate pressioni verso il raggiungimento dell’eccellenza. L’introiezione di idee perfezionistiche può così, esprimersi anche nel rifiuto dello studio come forma aperta di ribellione all’autorità o per evitare l’esperienza del fallimento. Nella mia esperienza, lavorando quotidianamente a contatto con studenti di diverse età, ho avuto modo di imbattermi in casi bizzarri e interessanti allo stesso tempo. Di studenti perfezionisti ne ho incontrati un bel po’ e ne citerò uno che grazie al mio modello Socrate, modalità breve, ha superato tale impulso perfezionistico che lo aveva costretto a rimandare la laurea ben due volte. Da questo momento chiamerò lo studente Paolo. Paolo era rimasto bloccato per tre sessioni di esami universitari a causa della consegna di un elaborato scritto in merito ad un laboratorio frequentato nel suo ultimo anno. Paolo è un ragazzo di 22 anni, frequenta il 3 anno del corso di laurea in Sociologia, ha una media del 29 e una grande passione per lo studio. Egli si rivolge a me, perché non riesce a superare l’ultimo ostacolo prima del raggiungimento della laurea Triennale, ovvero consegnare al docente la relazione scritta per l’ottenimento dell’idoneità al laboratorio e quindi la verbalizzazione dell’esame completo (superato con il voto di 30L). Quando uno studente si rivolge a me, il primo incontro (durata di un’ora) prevede la comprensione della reale entità della problematica e riconoscere quanto questa sia invalidante per la persona. A scanso di equivoci va sottolineato che la precisione, la meticolosità e la dedizione sono ingredienti importanti per il buon successo scolastico nonché indicatori di impegno e coinvolgimento dello studente. I problemi sorgono quando diviene un controllo asfissiante che ha alla base la paura di sbagliare. Più Paolo si impegnava ad avere tutto sotto controllo, maggiore era la sensazione di perdere il controllo. Da oltre 4 mesi si impegnava quotidianamente, spesso prolungandosi oltre la cena alle ore serali, nella stesura dell’elaborato. Tuttavia, ogni volta che arrivava a metà della prima pagina, insorgevano delle crisi d’ansia che lo costringevano a cancellare e ricominciare.

L’OBIETTIVO che ci siamo prefissati è stato modificare gradualmente la sua reazione nei confronti del fallimento. Ecco che, abbiamo esplorato tutti i possibili metodi per sbagliare, facendo in modo che Paolo si abituasse al tanto temuto fallimento. Quando si è in grado di riconoscere che si possono commettere sbagli si diviene in qualche modo immuni all’errore. Attraverso il mio metodo Socrate, (in questo caso, modalità breve che va dai 3 ai 5 incontri) in 4 incontri, seguendo le mie indicazioni Paolo ha compreso che a volte, per far bene qualcosa bisogna correre il rischio di sbagliare. Un esempio delle indicazioni fornite a Paolo è stato l’esercizio di impegnarsi quotidianamente per brevi orari a sbagliare volontariamente qualcosa, ad esempio scrivere un verbo invece che un altro, invertire le parole o sbagliare la punteggiatura.

Un’altra tipologia di studenti che vedo con molta frequenza sono quelli

“Svogliati perché bloccati”, sono sia liceali che universitari. La maggior parte degli studenti che vedo sentono di non essere neppure in grado di mettersi di fronte a un libro, così procrastinano non presentandosi agli esami o alle interrogazioni e divengono con facilità “fuori corso” o “rimandati”. Per rendere più interessante e comprensibile quanto dico, cito anche questa volta un caso. Giorgia è un adolescente di 16 anni, frequenta il terzo di un liceo linguistico e mi racconta che i suoi voti si muovono tra il 5 e il 6e mezzo e sin dal primo anno di liceo frequenta annualmente corsi di recupero privati pomeridiani. Giorgia mi racconta che non ama per niente studiare e che va a scuola solo per obbligo dei suoi genitori che nutrono aspettative grandiose su di leiandrà all’università e diventerà un medico. Mentre Giorgia mi racconta ciò, ride e ironizza su tali fantasie genitoriali e aggiunge che essersi rivolta a me è solo l’ennesima spiaggia su cui approdare perché non accettano la reale verità: “non capisco niente e anche quest’anno sarò rimandata“. Ho seguito Giorgia (con grandi successi e soddisfazioni scolastiche di lei e della sua famiglia) attuando il mio modello Socrate per la durata di anno scolastico (modalità continuativa), l’obiettivo è stato identificare le modalità di apprendimento di Giorgia, insegnarle un metodo di studio sulla base di quest’ultime, darle indicazioni per sbloccare tale blocco e supportarla durante tutto l’iter scolastico (ripetendo insieme prima delle interrogazioni, facendo delle simulate dei compiti in classe, ecc.) e infine consolidare il metodo di studio acquisito. Un esempio classico di indicazione data allo studente bloccato è lo studio quotidiano di durata ridotta (ad esempio 30 minuti) durante la quale lo studente si siede di fronte al libro e rimane lì per tutta la durata del tempo. Non ha il permesso di alzarsi o di fare altro durante tale spazio temporale, però, può scegliere se impiegare il tempo per fantasticare oppure per leggere.

L’OBIETTIVO è quello di trasformare la percezione di obbligo che lo studente ha in opportunità di apprendere. Non mi ha stupita affatto quando dopo la prima settimana, Giorgia mi ha chiesto se potesse aumentare almeno di un’ora il tempo da dedicare allo studio (concessione avvenuta gradualmente). Queste semplici tecniche permettono di ripristinare i tempi di studio nel giro di qualche mese, modificando la percezione dell’obbligo che ha lo studente, inoltre, la percezione di scarsità temporale permetterà allo studente di utilizzare al meglio il poco tempo che ha a disposizione. Questi sono solo alcuni esempi del mio modus operandi e di tipologie di studenti che vedo nella mia pratica quotidiana. Se hai trovato interessante il mio metodo e vuoi comprenderlo meglio non perdere il prossimo articolo, se invece tu o un tuo famigliare avete difficoltà di studio e vuoi sperimentare l’efficacia del mio modello di intervento, non esitare a contattarmi.

Dott.ssa Lucia Di Franco

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