“Non posso certo dire che sarà meglio, quando sarà diverso; ma posso dire: è necessario che cambi, se deve migliorare.”

G. C. Lichtenberg, Libretto di consolazione

La più grande trappola mentale che quotidianamente viviamo è autoimposta, si tratta di credere che dietro ogni cambiamento si celi con maggiore probabilità un “peggioramento della situazione”. Così, facendo male i conti, rimaniamo intrappolati in situazioni apparentemente statiche, dimenticando che siamo esseri dinamici, in continua evoluzione e soprattutto ignorando che ogni cambiamento può produrre un esito al 50 % positivo e al 50% negativo. Il nostro cervello però, esegue una serie di “calcoli mentali”: “ciò che conosco è affidabile e sicuro, ciò che non conosco è potenzialmente negativo”. Ma è veramente così? In tanti anni di pratica clinica, ho sperimentato come le persone abbiano necessità di essere guidati per cambiare la loro attuale situazione problematica, ma di solito oppongono inconsapevolmente resistenze al cambiamento a causa degli autoinganni che generiamo. Intraprendere un percorso di cambiamento può sembrare difficile, a volte impossibile, lungo e dispendioso. Ma, l’unica difficoltà sta nella resistenza al cambiamento che imponiamo a noi stessi e nei continui dubbi che assillano la nostra mente: domande sbagliate che non otterranno mai risposte corrette. Prendiamo in analisi un esempio comune: “il mio lavoro non mi soddisfa, ma se lo lasciassi e non ne trovassi un altro?”. E se invece lasciandolo ne trovassi uno migliore? Esiste la possibilità di giungere ad una risposta assoluta a tale quesito senza aver sperimentato il cambiamento? Naturalmente no! Se non è possibile giungere ad una risposta definitivamente rassicurante rispetto al dilemma, tuttavia ci ostiniamo comunque a trovarla, senza però cambiare mai il nostro comportamento, giungeremo a stare meglio o a stare peggio? A voi l’ardua sentenza. Il mio approccio breve strategico, attraverso un ciclo di 10 incontri è uno dei principali metodi psicoterapeutici che aiuta a migliorare la vita delle persone, aiutandole a superare un disturbo specifico, quali ad esempio disturbo fobico, ossessivo- compulsivo, d’ansia e di attacco di panico, ecc; intervenendo oltre il sintomo fino alla sua completa risoluzione. Utilizziamo manovre verbali di ristrutturazioni, al fine di spostare l’usuale rigidità percettiva- reattiva dei pazienti così da aprire un varco nei loro sistemi cognitivi e comportamentali. Ai miei pazienti dico ogni giorno che la realtà è determinata dal punto di osservazione da cui il soggetto la guarda; se si cambia tale punto di osservazione, la realtà stessa cambia.