Il bisogno irrefrenabile di avere il controllo della realtà, l’attuazione di una serie di azioni, pensieri o rituali, la cui ripetizione continua rassicura la persona sul controllo di ciò che potrebbe accadere o degli effetti di ciò che è accaduto è riconosciuto come disturbo ossessivo-compulsivo.  Attenzioniamo però, l’esistenza di una linea sottile tra la normale ripetizione di alcune azioni, come ad esempio controllare che le porte o il gas siano chiusi prima di andare a letto per sentirsi sicuri ed il controllare ripetutamente, svegliandosi di proposito durante la notte, che gli stessi siano stati ben chiusi. La sottile differenza sta nella ripetizione esasperata della medesima azione solo per il bisogno di gli sentirsi rassicurati, ad esempio “ho battuto 15 volte il piede quindi non potrà succedermi nulla di pericoloso”, “se spazzolo i capelli 30 volte prima di andare a letto, riposerò profondamente”. Ma, quello che molti non sanno è che grazie alla plasticità del nostro cervello e alla sua adattabilità mentale, ripetendo un’azione o un pensiero un certo numero di volte lo rendiamo ragionevole ad una irrefrenabile compulsione.  

  • BADA BENE: essere attenti nello svolgimento di un compito è un pregio; tuttavia, è il dover tornare su qualcosa che è stata ricontrollata più volte o ripetere la stessa azione/pensiero tante volte che diventa un problema da attenzionare. 

Tale tipo di patologia risulta invalidante non solo per chi ne è affetto ma anche per i suoi familiari e amici che spesso nel tentativo di aiutarlo sono complici della patologia e inermi davanti ad un disturbo tanto complesso.  Per fortuna, la nostra adattabilità mentale ci rende anche capaci di rovesciare la situazione e orientare verso la direzione opposta i nostri autoinganni trasformandoli da disfunzionali a funzionali. La terapia breve strategica, mio approccio di intervento, da una parte è il frutto di dati empirici che sono il risultato dell’applicazione del modello da parte di numerosi terapeuti nella loro pratica clinica quotidiana e dall’altra dalla stabilità degli esiti positivi. Partendo da tecniche e strategie comunicative, gli interventi terapeutici devono mirare non solo alle caratteristiche della patologia ma anche a quelle del paziente. Quando ho davanti una persona che soffre e combatte ogni giorno contro un impulso irrefrenabile che la rende vittima e artefice del suo malessere, riconosco ogni suo stato emotivo come naturale e comprensibile ed è grazie al mio ascolto attivo e al mio modello di intervento, che gode di efficacia ed efficienza, che sono testimone della cura dei miei pazienti. Qualche dato per darvi prova di come il modello breve strategico sia un approccio all’avanguardia: il campione totale delle terapie valutate dal centro di terapia breve strategica di Arezzo ammonta a 636 casi di cui 127 per il disturbo ossessivo-compulsivo (doc). L’efficacia è dell’88% (112  casi risolti).  I rimanenti 11 casi riguardano soggetti che hanno interrotto precocemente la terapia o che hanno deciso di interrompere dopo aver ottenuto un miglioramento (G. Nardone. Ossessioni, compulsioni, manie. 2013, Adriano Salani Editore S.p.A. – Milano).