Avete presente quella bellissima fase della nostra vita chiamata infanzia? quando tutto è colorato, luminoso, giocoso, interessante e divertente e abbiamo un solo dovere quello di giocare e divertirci. L’infanzia però ahinoi ha un periodo limitato, inizia infatti con la nascita e termina intorno ai 12 anni.  Da questo momento in poi, si entra nella cosiddetta fase prepuberale; ecco, qui, tutto quello che era colorato, interessante, divertente e “magico” non lo è più.  Da questo momento, perfino l’oggetto dell’amore del bambino cambia, il genitore, diventa così il suo competitor in tutto e per tutto.  Il ragazzino sta cercando di esplorare il mondo e sé stesso, cerca di conoscere chi è e quali sono i suoi limiti per superarli. Durante questa fase, sperimenta una serie di cambiamenti psicologici e fisici che generano delle vere crisi.  Il suo corpo cambia sviluppando i caratteri sessuali secondari e con questi cambia anche l’assetto mentale dell’individuo, cambia l’oggetto delle sue attenzioni ma soprattutto cambia l’oggetto delle sue preoccupazioni.  Se fino ai 10 o 11 anni infatti, il bambino era coccolato e accudito da tutti, genitori e maestre inclusi; da questo momento in poi, si chiede allo stesso di adottare dei comportamenti nuovi: meno spontanei, meno vivaci, più rigidi e rigorosi.  Vista la naturale difficoltà ad adattarsi ad un corpo nuovo e ad una vita nuova, non è forse naturale che alcuni sistemi, quale per esempio quello scolastico possano in qualche modo risultare compromessi?  lo sapevate che esiste un’alta probabilità di riscontrare difficoltà nello studio durante i momenti di passaggio: dalle scuole elementari alle scuole medie, dalle scuole medie alle superiori e dalle superiori all’università? per niente strano direi! Infatti, anche gli adulti sperimentiamo difficoltà, preoccupazione e paura nell’adattamento a situazioni nuove; che sia un nuovo lavoro o il trasferimento in una nuova città.  Ma come si mantengono le difficoltà nello studio?  Come riesce uno studente a trasformare la sua iniziale difficoltà in un problema da cui diventa impossibile uscire?  Naturalmente, attraverso l’attuazione di tentate soluzioni ridondanti fallimentari, che invece di risolvere il problema, lo strutturano.  Ad esempio, quando lo studio diventa una lotta con la memoria, lo studente impegnato nel tentativo di ricordare tutto ciò che legge, aumenta al massimo i propri sforzi, sperimentando frustrazione, ansia e risultati fallimentari. Nella mia pratica quotidiana, ho a che fare con molteplici tipologie di studenti e differenti modelli genitoriali nell’intervento sui problemi scolastici dei figli.  Vi spiego nel dettaglio quali tipi di genitori incontro più spesso: 

1: Il genitore criticone: quello a cui non sta bene nulla di ciò che il figlio faccia, che si impone con giudizi negativi o che puntualizza ogni cosa e soprattutto si sostituisce ad egli. Per capirci, quello che non soddisfatto del tema svolto dal figlio, lo straccia e gli impone di scriverne un altro su dettato. 

2: Il genitore permissivo: della serie “hai preso 4, non preoccuparti figliolo andrà meglio la prossima volta” e lo giustifica con gli insegnanti minimizzando le sue insufficienze. 

3: Il genitore “so tutto io”: il suo coinvolgimento nei problemi scolastici del figlio è totale. Egli partecipa attivamente a qualunque attività scolastiche ed extrascolastiche.  È preoccupato, ansioso, super presente e sacrificante.  Per capirci, è il tipo di genitore che non cena o non dorme per aiutare il figlio a fare i compiti. Bene, in uno o in tutti di questi modelli ti sei rivisto? 

BADA BENE: Gli sproni, le raccomandazioni ed il continuo suggerimento “devi fare i compiti” producono un solo risultato: diminuire la voglia di studiare, aumentare la tensione e incoraggiare bambini o adolescenti ad adottare i primi comportamenti di rifiuto con reazioni abbastanza tipiche: fare altro, rimandare e distrarsi.   

Naturalmente alla base di tali comportamenti dei genitori si celano oltre che amore anche delle difficoltà personali come paure e ansie. In casi di questo genere si rende necessario un lavoro ad personam con i genitori, durante la quale si possono fornire delle indicazioni rispetto copioni di interazione familiare che ormai si sono rigidamente strutturati nel tempo, determinando situazioni disfunzionali. Ad esempio, in un sistema familiare iperprotettivo, l’obiettivo sarà quello di sviluppare la fiducia del genitore nei confronti dei propri figli e delle loro capacità di apprendimento, facendo sperimentare a quest’ultimi il possibile e naturale fallimento; al fine di ridurre negli stessi la possibile ansia bloccante della performance, il senso di incapacità di studiare, ecc. Il mio modello di intervento, Metodo Socrate, prevede di creare insieme allo studente, sulla base delle sue capacità di apprendimento un metodo di studio, ideato su misura per lui. Insegnarli delle mnemotecniche e guidarlo nel consolidamento di tali modalità funzionali, efficaci ed efficienti di studio. In diverse situazioni, inoltre, si ritiene fondamentale la collaborazione dei genitori, che possono trovare ascolto e risoluzione in alcuni colloqui individuali di Parenting training per le ragioni sopra citate. 

Per approfondire il Metodo Socrate si rimanda clicca qui!